Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo e come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. (V. Cardarelli)

martedì, febbraio 20, 2007

think pink

Non posso fare altrimenti, je vois la vie en rose! Si può rimanere sordi e ciechi di fronte agli avvenimenti del mondo! Integrare nella propria vita il commercio di carne clonata e capirla come normale evoluzione dell’uomo, come giusto progresso. E questo non è che una sola delle tante. Non ho la minima intenzione di fare un elenco di tutte queste vicende che portano dubbi, paure e perplessità. Non ho voglia di occuparmi dell’effetto serra, ne di dire che alla fine del 2006 sono state elencate 24 guerre nel mondo. Non mi lascio coinvolgere dalle migliaia di persone che muoiono a causa dell’acqua sporca, in qualche zona dell’Africa e che centinaia di donne vengono abusate, mutilate e uccise e questo quotidianamente. E, visto che non si combatte più come nel 2005, forse si può anche dire che al momento non è poi così male! Penso che noi tutti, chi pienamente chi con fatica, conviviamo con tutte queste atrocità, ingiustizie e tristezze. Siamo un po’ tutti colpevoli, perché tutti coinvolti nello stesso meccanismo, più o meno, anche se non abbiamo mai ammazzato nessuno e mai avuto le intenzioni di fare del male, eppure facciamo parte di questo ciclo, come anelli di una catena. Fili di una matassa che s’intrecciano, come i circuiti della mente, senza inizio ne apparente fine.. Il nostro micro cosmo non è che un frammento del macro cosmo. Possiamo piangere davanti allo schermo commossi o colpiti dalle notizie, o perché spettatori di un film intenso. Giudicare il male e lodare il bene, armarci di bandiere e candele per la pace, spendere milioni di parole, fiumi di frasi a discutere su ciò che è buono e ciò che è nocivo. Ammirare la risata del Dalai Lama, non sapendo nulla sul Tibet. E cosa cambiamo? I nostri processi mentali continuano imperterriti nella nostra testa, “sotto un bel po’ di sabbia”. Succedono tante cose al mondo, ma c’interessiamo del nostro piccolo e questo in maniera deplorevole spesso, litigando per mesi con il vicino di casa perché non ha pulito il pianerottolo. Che “ci agita di più la maglietta che non riusciamo a comprare a chi muore di fame”, che ci ferisce di più avere la cellulite che i bambini mutilati e orfani. È logico, comprensibile e mostruoso allo stesso tempo”!!!! È un po’ come se fossimo scintille di un grande fuoco. È un discorso mio e non ho pretese di essere capita. Anche perché non ci sto male in questo mondo e non ho nessuna intenzione di deprimermi e di suicidarmi. E poi che diritto avrei? La mia situazione è meravigliosa paragonata ad altre. Sono sole constatazioni senza seguito e senza finali. Io vorrei migliorare un po’ la mia vita, nel mio piccolo, tutto qua. Perché cose da mettere a posto ne ho, eccome….

lunedì, febbraio 19, 2007

Decisioni

nel mondo nel quale mi trovo a vivere oggi, "in questo Terzo, disperante e bellicoso Millenio", io ho preso alcune decisioni di vita.
un abbracio a tutti

venerdì, febbraio 09, 2007

il diario

Ho tenuto un diario per anni e poi ho iniziato a scrivere sempre meno, a saltare sempre più giorni, settimane, mesi e perfino anni. Ho pensato di iniziare a tenere un diario online, ma poi non mi viene da scrivere i miei pensieri "più miei" e condividerli. Ma cosa si scrive su un blog? bisogna avere un forte spirito critico e aver voglia di scrivere, esprimere giudizi, analizzare e criticare, nel bene e nel male. Non riesco, non ho la testa, non ho voglia, non so cosa dire, ho troppe cosa nella testa!
Oggi sono triste triste...

venerdì, febbraio 02, 2007

Accadono cose che sono come domande, passa un minuto oppure anni, e poi la vita risponde.
(A. Baricco)

giovedì, febbraio 01, 2007

Vi consiglio


The Yes Men

Un’organizzazione no global, chiamata "the yes men" ha un sito web che viene scambiato per quello del WTO. Due degli esponenti vengono così invitati a presenziare ad alcuni eventi ufficiali, dove porteranno le loro idee rivoluzionarie.
Il documentario no global è divenuto, grazie al successo di Michael Moore, un sottogenere molto praticato, con più o meno successo. I due protagonisti di The yes men, in questo caso, sono come due agenti segreti che, con una preparazione accurata, si presentano sul campo "nemico" per smontare le teorie del WTO con approcci alquanto oltraggiosi. Si sorride a denti stretti con provocazioni perlomeno poco rispettose nei confronti degli organizzatori dei convegni e delle conferenze a cui i due sono invitati, ma il filmato su McDonald’s e sul riciclo degli hamburger ha qualcosa di geniale. The yes men ha una struttura costituita da interviste e "live on stage", un tono ironico molto caricato, e qualche argomentazione concreta, che si perde nell’insieme di burle che i due "attivisti dotcom" mettono in piedi. Il film risale al 2003, in pieno clima No logo.

Ne emerge un'indagine empirica sullo stato di salute mentale dei gruppi dirigenti che ricorda alcune provocazioni di Michael Moore nei confronti di politici e manager delle corporation, ma con un taglio meno pedagogico e più ironico.

WTO: L'uomo dal fallo d'oro

Chiudiamo gli occhi e immaginiamo di trovarci di fronte un consesso. Più precisamente, una convention internazionale di ricercatori, scienziati e industriali che discutono del futuro della fibra tessile. La platea è ora ammaliata da un oratore che indossa una tuta dorata, da cui fuoriesce un gigantesco fallo gonfiabile della grandezza di una mazza da baseball. Non si tratta di un megalomane, ma, apparentemente, di un rappresentante della World Trade Organization. Illustrando le proprietà della sua tuta, l'uomo spiega quanto sia duro il lavoro del manager che deve organizzare la manodopera remotamente.

Dice che nell'era del telelavoro la sua Management Leisure Suit rappresenta la soluzione a due problemi di gestione cruciali: "come mantenere i rapporti con i lavoratori a distanza e come mantenere la propria salute mentale di manager con il giusto correspettivo di relax".
La platea di professori lo ascolta con interesse stupito e, alla fine, gli dedica un lungo applauso.

Apriamo ora gli occhi e cerchiamo un appiglio nella realtà. Le pagine finanziarie dei giornali finlandesi dell'agosto 2001 ci indicano una pista. L'uomo con la tuta dorata e il gigantesco fallo appare qui ritratto in diverse fotografie. Secondo i giornali si chiama Hank Hardy Unruh e partecipa, in qualità di rappresentante del WTO, al seminario "Fibre e tessuti per il futuro" che si tiene presso l'Università della Tecnologia di Tampere, i giorni 16 e 17 Agosto. Ad invitarlo è stato il professor Pertti Nousiainen dell'Istituto di Scienze dei Materiali in Fibre, che ha organizzato l'incontro per celebrare i 90 anni della ricerca scientifica nel tessile in Finlandia. Oltre a vari luminari del settore, il programma prevede anche un intervento del Commissario Europeo Erkki Liikanen.

Nonostante l'outfit quanto meno singolare, per il professore Nousiainen la presentazione di Hardy Hunruh "è stata un successo. All'esterno vestiva in modo normale. Tutti si chiedevano come mai avesse una zip sul retro della giacca". Dopo che Hunruh fa lo strip-tease grazie a un aiutante, e inizia a gonfiare il fallo di plastica con una bomboletta a gas, in molti si chiedono chi sia costui. Ma nessuno fiata. La platea lo segue in religioso silenzio, mentre elogia l'efficienza e la produttività del lavoro schiavile e si lancia in ardite digressioni storiche sull'inutilità della guerra civile americana (che avrebbe portato all'abolizione della schiavitù) o della disobbedienza gandhiana (bollata come un movimento anti-globalizzazione). Un panegirico del libero mercato che raggiunge l'apice con la presentazione della Management Leisure Suit, una tuta ideata dal WTO, che consentirebbe ai manager di monitorare gli operai tramite dei chips direttamente collegati al loro corpo. Secondo Hardy Unruh "se non vi sono problemi nella produzione, la tuta trasmette impulsi positivi" rilassando il manager e, per riflesso, il lavoratore stesso.

L'appendice fallica sarebbe invece una sorta di terzo occhio, tramite il quale il dirigente può controllare direttamente i lavoratori, video-sorvegliati 24 ore su 24. In questo modo, "favorendo la comunicazione totale all'interno del suo corpo - su una scala mai possibile prima - la corporation diventa un unico corpus".

Chiudendo il suo paradossale intervento con un ambiguo "grazie, sono molto eccitato di essere qui" Hardy Unruh incassa il suo applauso e relative congratulazioni. A nessuno, tra scienziati e professori universitari, viene in mente che possa trattarsi di un impostore. Neanche a Nousiainen che aveva scritto alcune settimane prima un'e-mail al WTO, invitando al seminario il Direttore Generale Mike Moore. Eppure il professore non sa di non aver contattato il vero WTO, ma i gestori del sito gatt.org, che emula perfettamente la grafica e il linguaggio del sito ufficiale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. In realtà gatt.org è gestito dagli Yes Men, un gruppo di attivisti che lo hanno ricevuto in donazione da ®™ark dopo il round di Seattle.

L'arcano è dunque svelato. Quando gli Yes Men ricevono un invito da qualcuno che scambia il loro sito per l'originale, rispondono fingendosi veri funzionari del WTO. Inviano quindi un sostituto di Mike Moore, essendo quello del Direttore Generale un volto troppo conosciuto per poterlo rimpiazzare con un attore. Quando il sostituto si presenta alla conferenza porta fino alle sue estreme conseguenze la filosofia neo-liberista, mettendo alla prova la capacità di critica e di reazione del pubblico. Il quale, non potendo mettere in discussione l'autorevolezza di chi parla, accetta ogni genere di argomentazioni.

Il "colpo" di Tampere non è né il primo né l'ultimo della serie. Già nell'Ottobre del 2000 gli Yes Men avevano inviato un certo doctor Andreas Bilchbauer a una conferenza organizzata dal Centre for Legal Studies di Salisburgo. Anche in quella occasione, Bilchbauer aveva sostenuto delle tesi a dir poco singolari: il fallimento della fusione KLM-Alitalia sarebbe stato dovuto al fatto che "gli Olandesi lavorano di giorno e dormono di notte, mentre gli Italiani dormono anche di giorno". Le democrazie rappresentative andrebbero modernizzate attraverso una riforma radicale del sistema elettorale basato sulla messa all'asta del voto al miglior offerente (Vote Auction). Anche in quell'occasione, nessuno degli avvocati presenti aveva avuto nulla da obiettare. Solo nel momento in cui il gruppo aveva inscenato l'assurda morte del rappresentante (colpito da una torta in faccia intossicante) a qualcuno erano sorti dei dubbi.

Nel maggio 2002 gli Yes Men hanno messo a segno altri due colpi. Il primo all'Università di Plattsburgh, una cittadina dello Stato di New York, vicina al confine col Canada. Questa volta, il rappresentante del WTO, Kinnithrung Sprat era in compagnia di Mike Bonanno, responsabile Public Relations di McDonald.

Dopo aver offerto agli studenti degli hamburger McDonald, i due hanno illustrato agli studenti un programma per combattere la fame nel mondo: il riciclaggio di carne bovina tramite filtraggio. Si tratta di un metodo per filtrare e riciclare gli hamburger fino a dieci volte, dopo che il consumatore l'ha digeriti e defecati. In questo modo i prezzi al consumo diventerebbero abbordabili anche per quei due miliardi di persone che non possono ancora permettersi un hamburger "fresco al 100%". Poiché l'uomo "aspira naturalmente a una qualità migliore" - argomenta Sprat - quando il consumatore ha consumato un hamburger riciclato due o tre volte, "può vendere il suo sottoprodotto agli altri consumatori che vengono dopo. Si sviluppa così un'economia del traino, che consente alle popolazioni sottosviluppate di consumare a volontà, senza ricorrere a forme di socialismo come la chirurgia dello stomaco o il protezionismo". In questa occasione, la platea di studenti di Plattsburgh non l'ha presa bene, anche perché i due hanno rivelato che gli hamburger distribuiti gratuitamente prima dell'inizio della conferenza contenevano un "20% di scarto da post-consumatore".

L'ultimo stunt degli Yes Men è avvenuto a Sydney, a distanza di pochi giorni dall'apparizione precedente. Di fronte a una platea attonita di contabili, Sprat ha snocciolato la serie impressionante di dati statistici che stavano spingendo la WTO a sciogliersi e "a rifondarsi come Trade Regulation Organization (TRO), un'organizzazione che si ispira alla Carta dei Diritti Umani delle Nazioni Unite". Tra questi, l'aumento dal 1980 "del 50% delle persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno, il crollo dell'export nelle nazioni meno sviluppate (dal 40% allo 0.4%), l'impossibilità per queste nazioni di mantenere persino un ufficio a Ginevra". Ripresa da alcuni siti, la notizia era rimbalzata fino al Canada grazie al sistema di vasi comunicanti delle mailing lists. Era quindi piombata sul tavolo del deputato John Duncan. Giunto il suo turno nel question time del Parlamento, Duncan aveva rivolto un'urgente interrogazione al Ministro del Commercio chiedendo come il Governo canadese avrebbe affrontato le dispute commerciali ora che la WTO aveva deciso di sciogliersi. Chiaramente sorpreso dalla domanda, il Ministro aveva risposto con un generico il "Governo canadese continuerà a dibattere le sue cause presso la WTO". Poche ore dopo la WTO era costretta a una secca smentita ufficiale dal quartier generale di Ginevra.

Gli esperimenti degli Yes Men sono dunque dei veri e propri test sulla soggezione all'autorità nell'era del mercato globale. Sebbene non abbiano un intento scientifico, ricordano quel Milgrim Authorithy Test con cui nel 1963, uomini e donne americani venivano invitati a Yale per rilasciare delle scariche di elettroshock a un uomo che rispondeva a un questionario. Ogni volta che l'uomo (un attore in realtà) forniva una risposta errata, l'interrogante doveva inviargli una scarica elettrica di intensità crescente (fittizia ovviamente). Con le ultime scosse l'attore simulava sofferenze atroci, di una persona prossima alla morte. Tuttavia, incredibilmente, in pochissimi rifiutavano di assumere il ruolo di torturatori. Per la maggior parte dei partecipanti l'autorità dell'istituto e la necessità di eseguire il test scientifico fino in fondo, rappresentavano una garanzia sufficiente per proseguire in un simile lavoro.

Se gli americani del Milgrim Authorithy Test avevano un livello di istruzione media gli Yes Men si presentano di fronte a platee di avvocati e ricercatori di fama internazionale. Tuttavia, l'autorità del WTO sembra essere tale da azzerare ogni capacità di critica soggettiva. "Nel nome del WTO, uno potrebbe anche arrivare a giustificare l'omicidio, senza tener conto dell'intelligenza e della preparazione del pubblico" afferma Bilchbauer-Hardy-Sprat.

Acquisendo autorità grazie al gioco identitario della Rete e usando abilmente codici del marketing, gli Yes Men riescono ad infiltare in quei templi della nuova economia globalizzata innescano una matrice performativa altamente immaginativa. Per realizzarla si appoggiano a un ampio network di collaboratori, che li aiuta a curare ogni dettaglio. Dai sarti che preparano "i costumi di scena", ai designers e animatori 3D che realizzano la grafica delle presentazioni in Power Point, a un team di programmatori (The Yes Men Spit) che scrive software per mantenere sempre aggiornati i siti clonati. Uno dei problemi principali del plagio online è che la rapida evoluzione del web può rendere l'originale e il clone molto dissimili nel giro di pochi giorni. Per ovviare a questa perdita di fedeltà la Special Initiative Programming Task (SPIT) degli Yes Men ha creato un software chiamato Reamweaver che va installato su un server che supporti il Perl e il cgi e il Php. Una volta installato, Reamweaver effettua automaticamente una copia del sito target, e ne monitora ogni aggiornamento riproducendolo in tempo reale sul sito clone. La grafica rimane la stessa ovviamente, mentre è possibile operare una serie di sostituzioni testuali (ad esempio Bin Laden con Satana o George W. Bush con Leader) intervenendo su un file di testo (substitutions.txt). Le parole chiave possono essere sostituite anche con più termini alternativi, che verranno selezionati in basi alle percentuali indicate (ad esempio si può stabilire che Silvio Berlusconi venga sostituito il 50% delle volte con Piccolo Cesare e un altro 50% con Re Mida).
(tratto da NET.ART L'arte della connessione di Marco Deseriis e Giuseppe Marano - ed.Shake 2003)



YES, BUSH CAN !

Gli Yes Men hanno partecipato, a modo loro, anche all'ultima campagna elettorale pro-Bush, aggirandosi per gli Stati Uniti con un finto autobus presidenziale su cui campeggiava la scritta “Yes Bush Can”. Gli Yes Men avvicinano i repubblicani e distribuiscono il “USA Patriot Pledge” , una dichiarazione di fede assoluta nell'amministrazione Bush, firmando il quale il cittadino americano si impegna a “sacrificare” nei prossimi quattro anni il proprio giardino di casa come discarica nucleare permanente per sostenere il rilancio del programma nucleare di Bush; a spedire i propri figli in Iraq, Afghanistan, Iran, Siria e ovunque l'amministrazione ritenga necessario; a rifiutare per sempre il divorzio; ad accettare uno stato di sorveglianza permanente, e via dicendo.

Hanno chiesto agli elettori di firmare petizioni per incrementare l’effetto serra, la proliferazione nucleare, l’apertura di nuovi fronti di guerra, il taglio delle tasse a favore dei ceti più abbienti, la limitazione delle libertà civili.

George w. Bush... the last president the world will ever need.
Run up your credit cards folks, the Armageddon is about to come.
Are you ready for the army ?
Come, come with me. Come to the dark side.
George W. Bush, fighting terrorism with fascism
Hey you, how about 5 dollars for your vote ?